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Se la crisi del settore immobiliare troverà una possibile via d’uscita nell’industrializzazione, comporterà un cambiamento anche delle professioni della filiera dell’immobiliare e delle relazioni tra queste.

Non esisterà più l’architetto o lo studio d’ingegneria come lo conosciamo ad oggi, ma aziende o reti d’impresa specializzate e “ibridizzate”, come team di ingegneri e architetti, che lavoreranno in perfetta sinergia con il designer (inteso alla tedesca quindi figura ponte tra un architetto e un ingegnere con competenze pragmatiche in fisica, scienza dei materiali e altro ancora n.d.r.) ed il data scientist. Probabilmente assisteremo ad una ibridizzazione tra le expertice di quelli che sono gli studi professionali, come li conosciamo oggi e le expertise dei produttori della manifattura edilizia insieme con le nuove expertise provenienti dalla digitalizzazione (IoT, AI e Machine Learning, gestione di Big Data, etc.).


In futuro la realizzazione architettonica ed ingegneristica di un opera edile sarà sempre più un’armoniosa fusione del design con la tecnologia.

Il progetto di un edificio non nascerà più in uno studio professionale come lo abbiamo vissuto sino ad oggi ma prenderà forma in una organizzazione moderna, digitalizzata, che fa ricerca direttamente insieme alla manifattura che propone ed è costantemente in rete.
Tra le figure tradizionali della filiera del processo di progettazione e realizzazione di una costruzione vedremo anche delle nuove professioni con specifiche competenze che entreranno a pieno titolo nel processo olistico complessivo di un vero e proprio design industriale. Insieme all’architetto, al paesaggista, all’ambientale e all’ingegnere impiantista o strutturale, sarà inevitabile integrare il processo olistico con Ingegneri elettronici e sistemisti, con BIM coordinator, data-scientist e computational designer.

 

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